mercoledì 2 aprile 2008

Profumi e odori


Oggi si parla di profumi e odori. Argomento a cui dedicavo i miei pensieri nella fetida metropolitana milanese mentre mi recavo a lavoro. Come detto in precedenza, io ho la tendenza a dimenticare. Ma una cosa rimane impressa a fuoco nel mio cervello: gli odori. Il profumo della cucina di mia nonna, ad esempio, o delle case in cui sono passato o delle città che ho visitato o in cui ho vissuto.

Milano, Modena, Bologna, Roma, Palermo, Firenze, Parigi, Londra. Tutte con un odore preciso e distinguibile. Ovviamente Lecce, dove sono nato e cresciuto. Se ad esempio arrivi a Brindisi con l'aereo e da lì ti sposti a Lecce, lo capisci subito quello che voglio dire. Il profumo di Lecce è un misto di campagna e di mare. Come una signora un po' trasandata ma dal profumo elegante.

Oppure il profumo delle ragazze con cui ho condiviso letto e sentimenti. Tipo in Profumo di donna, con Vittorio Gassman (o il remake con Al Pacino). Ho uno strano, involontario, inconsueto e paradossale record: le ragazze con cui sono stato, importanti o meno, usavano tutte un profumo differente. Certo il numero non è talmente elevato da riempire una profumeria, ma così è stato.

Talvolta, camminando per strada, provo come un tonfo al cuore perché, incrociando sconosciute, annuso involontariamente i loro profumi e mi trovo a girare la testa provando come un senso di dèja-vu olfattivo. Mi viene immediatamente in mente colei che aveva lo stesso profumo. Alle volte penso che potrei dimenticare i loro visi ma non il loro profumo. Vai a capire...

Un altro odore che non dimenticherò mai è quello appartenuto a Attila, il mio gatto. Provavo un vero piacere poggiare la testa sul suo pancione morbido e sentirne l'odore. Un misto di deodoranti per cassetti, in cui si intrufolava, e del residuo del profumo rimasto sui miei vestiti, usati da me il giorno prima, e sui quali lui usava, clandestinamente, dormire beato.


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